Negli ultimi due anni ho notato un cambiamento nel modo in cui i miei clienti trovano informazioni prima di comprare qualcosa. Molti non aprono più Google. Fanno una domanda a ChatGPT, leggono la risposta, e se viene citato un nome specifico, lo cercano direttamente.
Il problema è che quasi nessuna azienda italiana sta lavorando per essere quel nome citato.
Mi chiamo Salvatore Marigliano, faccio consulenza SEO dal 2017. Da qualche anno mi occupo specificamente di come i modelli linguistici scelgono le fonti che citano e di come un sito può diventare una di quelle fonti.
Cos’è l’AIO (Artificial Intelligence Optimization)?
La SEO tradizionale punta a farti comparire tra i risultati di ricerca di Google. L’AIO punta a farti citare direttamente nelle risposte che ChatGPT, Perplexity, Gemini o Google SGE danno agli utenti.
Non sono la stessa cosa. Un link in decima posizione su Google ti porta traffico se qualcuno scorre fino in fondo. Una citazione in una risposta AI arriva a persone che stavano già cercando esattamente quello che offri, e che hanno già letto che sei una fonte affidabile.
Perché lavorarci adesso
Chi arriva da una citazione AI ha già un’idea di chi sei. Non sta confrontando dieci siti sta verificando quello che l’AI gli ha già suggerito. È un tipo di traffico diverso, con un tasso di conversione che nella mia esperienza è sensibilmente più alto rispetto a quello organico classico.
In più: per ora, poca gente ci lavora. Non ho dati precisi su quante aziende italiane abbiano già una strategia AIO, ma posso dire che tra i miei clienti, chi ha iniziato sei mesi fa oggi appare stabilmente nelle risposte di ChatGPT su query rilevanti per il suo settore.
Come funziona concretamente
Tre cose fanno la differenza:
Formato conversazionale. Le AI cercano risposte dirette a domande specifiche. Se il tuo sito risponde chiaramente alla domanda “come funziona X” o “qual è la differenza tra Y e Z”, hai molte più probabilità di essere citato. I testi aziendali pieni di aggettivi non vengono quasi mai usati come fonte.
Schema Markup. I modelli linguistici analizzano il codice di un sito, non solo il testo visibile. I dati strutturati aiutano l’AI a capire chi sei, cosa fai, e chi ha scritto i contenuti. È una questione tecnica, ma ha un impatto reale sulla visibilità.
E-E-A-T — esperienza reale, non dichiarata. Google la misura da anni, le AI la usano allo stesso modo. Pubblicare dati originali, case study veri, analisi basate su lavoro effettivo: questo è ciò che un modello linguistico cita volentieri, perché è informazione che non trova altrove.
Una cosa che sconsiglio
Usare l’AI per scrivere i contenuti del sito in blocco, senza revisione, pensando di risparmiare tempo. Il risultato finale assomiglia a quello di altri mille siti che hanno fatto la stessa cosa, Google lo penalizza, e i modelli generativi tendono a ignorarlo come fonte perché non aggiunge niente di nuovo.
L’AI è utile per strutturare, analizzare, fare ricerca. Non per produrre contenuti che poi vanno online così come vengono.
FAQ
L’AIO sostituisce la SEO classica?
No, si affianca. Le query conversazionali lunghe e specifiche che funzionano bene per le AI spesso migliorano anche il posizionamento organico su Google. Non sono strategie in conflitto.
Come capisco se il mio sito è già ottimizzato per le AI?
Quasi certamente non lo è, se non hai mai lavorato specificamente su Schema Markup e architettura delle informazioni orientata alle domande. Un’analisi tecnica lo conferma in un paio d’ore.
Se vuoi capire dove sei adesso
Offro un’analisi iniziale della presenza digitale del tuo sito: cosa funziona già, cosa manca, e cosa si può fare concretamente per migliorare la visibilità nelle risposte generative.
Contattami se vuoi partire da lì.